VISION PROPOSTA

Soluzioni crossmediali per l’editoria e la comunicazione.

Noi crediamo che la difficoltà del mercato editoriale sia prima di tutto una difficoltà di prodottoNon è un mistero che tutta la comunicazione stampata sia in calo, e che, in questa crisi l’editoria periodica e libraria sembri incapace di reazione. Ma non è il bisogno di comunicare che è in crisi. Né quello di imparare, di trasmettere concetti, di fissare le parole in modo non volatile o effimero.

In questo contesto generale è credibile pensare che la questione possa risolversi semplicemente con l’adozione di un media/supporto più “moderno”? Con l’adozione di un libro in formato elettronico piuttosto che cartaceo? Spostando tutto su internet o sulla comunicazione audiovisiva?

Noi pensiamo che questa non sia la risposta corretta. Non solo perché nessun media, nella storia, ha completamente soppiantato un altro, ma sopratutto perché ciascun media mantiene caratteristiche proprie che possono permeare e valorizzare il messaggio che portano.
L’ebook reader non ha sostituito il libro di carta, anzi, quel mercato sembra aver perso spinta e sta certamente perdendo quote che pure aveva acquisito.
Senza farsi influenzare dallo slogan “real books rebound”, è evidente che la “tipologia individuale di utilizzo” influenzi pesantemente la scelta del mercato rispetto al formato/prodotto che il lettore tende a reputare più adatto alle proprie esigenze.

Non è possibile trascurare poi che, anche oggi, se confrontiamo i volumi e il valore,  nonostante la maggior parte degli investimenti siano sul digitale, la maggior parte delle revenue restino legate alla carta. Siamo destinati a un mondo che non considera più la parola scritta? Se fosse un problema di astigmatismo culturale?

A noi pare che l’aspettativa, la promessa e la pratica reali della maggior parte dell’industria editoriale in Italia mostrino una straordinaria distanza fra la teoria e la realizzazione dei prodotti effettivamente portati in distribuzione sul mercato.

L’editoria, per come la conosciamo, non ha mai fatto propria la dimensione multimediale contemporanea, quella naturale non solo per i Millennials o gli Echo Boomer, ma anche semplicemente per chi ha uno smartphone e non lo usa solo per telefonare, per chi vede come le piattaforme video siano sempre più ibride e sempre meno affidate a un solo sistema trasmissivo, per chi nota come alla serialità dei palinsesti si stia rapidamente sostituendo la fruizione “on demand” dei contenuti.
Il libro di carta o elettronico non è mai approdato al concetto di crossmedialità, restando sempre debitore di linguaggi non originali e non direttamente afferenti alla specificità del prodotto.

La nostra industria editoriale vive un drammatico ritardo culturale e la nostra ipotesi è che il problema non sia legato al supporto, ma bensì al prodotto e al valore.

Certo la questione non è affrontabile dal punto di vista dell’abbassamento del prezzo di accesso.
Un minor prezzo di copertina, come quello che è tipico dell’ebook, non porta necessariamente una maggior capacità di penetrazione del mercato. Il risultato immediato è semmai quello di una asfissia generale dovuta a una minore massa di fatturato generabile.

Continuando a scendere di valore, poi,  il punto minimo non è il “poco” ma, come si è ben visto per il mercato della musica, il punto di caduta rischia di essere semplicemente il “gratis”.
E allora non è tanto una questione di prezzo di vendita. Il problema vero da affrontare è quello del “valore percepito” per quel singolo prodotto editoriale da parte del suo utilizzatore finale.

Vogliamo creare valore unendo carta e digitale in un unico mezzo di comunicazione.